Il significato del nostro allenamento

(Data e luogo non indicati -NdT)

So di averlo già detto e ripetuto, ma nell’era delle esplosioni atomiche, delle armi automatiche, delle bombe al napalm che l’America ha usato in Vietnam, in quest’epoca di sovrabbondanti armi di distruzione di massa, l’idea che qualcuno brandisca i propri pugni dicendo “Fatti sotto! Prendimi se riesci!” è semplicemente ridicola!

kaiso doshin so 27Anche se uno allenasse il proprio corpo al punto di abbattere un uomo o uccidere un animale a mani nude, nessuno lo riterrebbe un grand’uomo per questo. Però sento ancora cose come “La mia gamba arriva 5 cm più in alto che la sua”, “Io riesco a rompere dieci tegole con un pugno”, oppure “Tanomou osu”*. E mi viene solo da dire: “Non fatemi ridere!”. Anche se ci comportiamo come se noi comprendessimo l’errore, non sono solo gli altri, ma anche qualcuno di noi, che non afferra il concetto. Parlando combattimenti, la mia opinione è che un combattimento deve arrivare ad una conclusione. Anche se avete abbattuto un avversario una o due volte, ciò non significa che la lotta è terminata. Se avete dedicato tre anni a rendere il vostro corpo un’arma e poi scoprite di voler uccidere qualcuno per qualche motivo, il miglior modo per farlo è un colpo di pistola. E’ per questo che si sono sviluppate le armi. 

Ciononostante, c’è ancora un sacco di gente che, mal interpretando l’addestramento dello Shorinji Kempo, continua a comportarsi in modo folle. Lo Shorinji Kempo è diverso dalle altre vie marziali tradizionali giapponesi e il suo valore deve risiedere nel suo modo unico di coltivare lo spirito. Ovviamente lo spirito può essere coltivato anche facendo zazen o alpinismo, ed è possibile definire come un coltivare lo spirito anche il salmodiare mentre ci si versa acqua sulla testa. Tutte le arti marziali dicono di coltivare lo spirito. Chiaramente si può ottenere qualcosa attraverso l’attenzione ai propri visceri o attraverso uno spirito da combattente. Ma se veniamo a ciò che ha bisogno la società, alle cose più fondamentali e vitali, di che tipo di addestramento spirituale stiamo parlando?

Quando definiamo qualcuno una persona di carattere, intendiamo qualcosa di più che uno studioso, un coraggioso, o uno che riesce a resistere ad ogni durezza, sofferenza o povertà. Allenarsi alla resistenza è un punto di forza, ma in sé è troppo passivo, non attivo.

Una persona di carattere sa come smuovere gli altri, come presentar loro le sue idee. In breve, colui che, come diciamo noi, agisce “metà per sé stesso e metà per gli altri” – colui che riesce a fare ciò, è riuscito nel coltivare sé stesso.

Guardate i dipinti murali del tempio di Shaolin, in Cina. A coppie si divertono, proiettandosi e colpendosi con volti felici, ciascuno provando piacere dalle varie tecniche. Il nostro modo di vivere, in cui nessuno cerca di vincere l’altro è riassunto in quella scena. * (in Giapponese nel testo – NdT)

 

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